Le mie “American Cooking Classes”

Le emozioni di ieri circolano ancora forti nel mio cuore. Ho atteso a raccontarvele perché volevo fossero più nitide e definite per essere meglio descritte. Mettetevi comodi, vi racconto dei miei sogni.

Da sempre amo incontrare e confrontarmi con altri Popoli e culture, questo bisogno umano è divenuto sempre più forte da quando sono rientrata dagli Stati Uniti. E’ intenso quanto la passione per la cucina, così ho voluto conciliarli. Da circa due anni, grazie ai miei amici Enzo e Susan che adesso vivono in Florida, ho l’opportunità di ospitare per una giornata gruppi di turisti Americani che non scelgono esperienze di massa ma desiderano vivere l’autentico stile di vita italiano, quello di tutti i giorni nella sua piena essenza, lontano dalle brutture, dalle vetrine e dai riflettori. Sono gruppi di persone che vengono da ogni Stato americano, che non si conoscono ma amano viaggiare e scoprire il mondo. Permangono in Italia un paio di settimane circa, soggiornano e visitano Roma, alcuni paesi della campagna laziale, la Costiera Amalfitana e poi vengono da me a Formia …

Capita sempre di sabato perché non lavoro e posso dedicarmi a loro completamente, son giornate che per ora non hanno un calendario definito ma nascono dalle esigenze di ognuno. L’opportunità di stare con queste persone mai incontrate prima è preziosa, mi arricchisce immensamente ed espande la mia visuale. Penso con cura a come coccolarle e lasciare nei loro cuori e memoria ricordi di un incontro anzitutto umano.

Mi scelgono per vivere l’esperienza di una “Italian cooking class”, una lezione di cucina, ma diventa appunto uno scambio umano tra i più intensi mai vissuti prima, sia per loro sia per me.

Dal momento in cui vengo a conoscenza della data, comincio a studiare piatti che possano mettere in risalto i prodotti del territorio, che siano abbastanza veloci nell’esecuzione ma che anzitutto possano facilmente essere da loro realizzati seguendo poche, semplici direttive e indicazioni da me suggerite. Ci son persone che non hanno mai cucinato e amo renderle protagoniste.

Nei giorni precedenti prendo appunti, compilo liste della spesa relativamente a cibo e piccoli presenti da donar loro, prendo contatti per la visita di siti archeologici presenti. Insomma un gran fermento che mi dona stimolo ed energia. La giornata inizia alle 9, ci incontriamo allo Zanzibar, un bar di Formia di fronte alla piazza del mercato, ci presentiamo, ci sediamo a consumare la tipica colazione italiana con cappuccino e cornetto e cominciamo a raccontare qualcosa di noi per sciogliere il ghiaccio. A questo momento segue un giro nel caratteristico mercatino locale del sabato che offre prodotti tipici di vario genere, molto accattivanti per gli stranieri. Si finisce sempre per curiosare nel reparto gastronomico, scoprire ortaggi mai visti, tipo il broccolo romanesco e magari acquistare qualche particolare prodotto da assaggiare o da cucinare. Per conoscere meglio Formia e collocare le sue origini in un tempo storico più preciso, dopo la passeggiata al mercatino ci si reca in un sito archeologico di rilievo che può variare a seconda delle esigenze di tempo del gruppo o della disponibilità rispetto agli orari di apertura dello stesso.

Ieri ad esempio, grazie al Vicesindaco e Assessore alla Cultura Sig. ra Carmina Trillino e alla RTA “Sinus Formianus” nelle persone di Chiara e dell’archeologo Gian Matteo siamo riusciti ad avere l’apertura straordinaria del Cisternone Romano di Castellone ed una visita guidata in inglese tutta per noi, che ci ha lasciati piacevolmente stupiti.

La mattinata scorre veloce e quando l’ora di pranzo si avvicina, si torna a casa. Appena varcata la soglia e mostrato gli ambienti e la vista del Golfo di Gaeta, accolgo i miei ospiti in cucina. Porgo loro dei grembiuli, indosso il mio e col sorriso più bello e accogliente esordisco dicendo di non aver alcuna pretesa di insegnare alcunché quanto piuttosto la gioia di condividere, coinvolgere e divulgare le mie radici e conoscenze gastronomiche su cui si fonda la mia identità di donna italiana.

A questo punto l’imbarazzo si sgretola, ognuno si rilassa, indossa il suo sorriso più bello e si adopera per osservare, capire, collaborare. Nascono scene di gran divertimento e battute, si scherza e si ride, si sorseggia prosecco e si assaggia ogni prodotto prima di assemblare gli ingredienti e cucinare. Tengo moltissimo a questa fase del percorso sensoriale perché avendo vissuto negli Usa tre anni, so bene quanta differenza di sapori ci sia tra i nostri prodotti e quelli oltreoceano, pur essendo apparentemente gli stessi.

L’esplosione di profumi e l’intensità dei sapori di ogni singolo ingrediente li lascia sempre stupiti. Da lì in poi nasce la creazione e sboccia la magia.

Sono momenti in cui c’è musica di stoviglie, piatti, spacchettamenti, risciacqui, un andirivieni tra il piano di lavoro e il lavabo in cui la gioia e l’orgoglio di fare cominciano lentamente ad insinuarsi nei cuori di ognuno.

Quando arriva il momento del pranzo ci si siede a tavola e senza alcun programma, in modo del tutto spontaneo, Enzo esegue un rituale a cui tengo moltissimo e che per me rappresenta un momento intimamente toccante. Chiede l’attenzione di ognuno, invita a tenersi per mano e mi chiede di esprimere un pensiero. In quel preciso momento in cui il silenzio cala di colpo, mentre gli occhi mi si riempiono di lacrime, benedico questa incredibile esperienza umana e ringrazio i miei ospiti per avermi scelta, essersi affidati ed aver riempito la mia casa d’amore, perchè questo è davvero quello che sento.

Dopo questo rituale sentiamo sempre i nostri cuori molto più vicini. Da esso nasce un’occasione di grande intima spiritualità, in cui ognuno di noi connesso all’altro con la propria essenza, annulla ogni aspetto dell’esistenza legato alla materialità e agli schemi.

Ne usciamo tutti profondamente toccati.

La giornata prosegue leggera. Si gusta, si scopre un nuovo piatto o abbinamento, ci si complimenta, ci si sorprende per la bravura di chi non ha mai cucinato in vita sua e ne è stato assolutamente all’altezza, contribuendo al successo. Tra silenzi, versi e mugugni per l’apprezzamento di sapori stile Giorgione si ride, si chiacchiera, si scopre di più di noi, si apprezza a fondo la vita e le meravigliose opportunità che ci dona.

E’ quasi ora di andar via ed io fremo dalla voglia di donare la mia sorpresa. Mi assento e torno con i miei pacchetti ben confezionati in cui racchiudo oggetti che a distanza di migliaia di chilometri, nelle loro case parleranno di me e di questa giornata. Un canovaccio, un guanto da cucina, una presina che accompagnano un utensile tipo portamestolo, spremiagrumi o tagliere e insieme ad ogni pacchetto una bustina con dei biscottini fatti da me. Quella gioia nei loro occhi e nei miei è un bagno d’amore di cui ci nutriamo tutti insieme.

Ci salutiamo tra le lacrime. Tutti mi invitano nelle loro case negli Usa perchè desiderano ricambiare quell’ospitalità che va al di là della generosa accoglienza o cortesia. E’ difficile lasciarsi dopo tante intense emozioni. Ci abbracciamo forte e lanciamo baci, io dal pianerottolo, loro dal finestrino del van da cui arrivano, e resto sola a riflettere …

In questi due anni accogliere Mary Ann & Tom, Shelly & Dave, Debra & Marty, Janice & Kenneth, Joel & Scott, Tracy & Walter, Debra & Scott, Enzo e Susie a casa e cucinare per e con loro, è stata un’esperienza umana meravigliosa ed intensa che ancora una volta mi ha dato modo di analizzare le dinamiche relazionali tra le persone e le implicazioni socio-psicologiche che le governano, agevolano o le ostacolano.
Spesso ci si incontra in luoghi diversi senza conoscersi, conoscendosi da poco o da anni, si condivide un momento conviviale, magari ci si vede in ristorante per lavoro, passatempo, diletto, formalità. Si chiacchiera e si trascorrono momenti piacevoli, si scherza e si ride ma nell’inconscio, in modo del tutto involontario, restano alte le paure, i condizionamenti, gli schemi mentali difficili da limare, vuoi per il poco tempo, vuoi per la situazione.
Già in passato, studi antichi, riconobbero all’atto del cucinare una prima forma di organizzazione sociale degli esseri umani, in quanto essa “è proprio da uomini e mette in evidenza qualcosa di specificatamente umano”. Le cucine sono luoghi del cuore e dei sensi non a caso. La sensualità e la ricerca del piacere che ‘circolano’ in cucina attraverso cibi e pietanze, ci mettono a nudo. Stare a stretto contatto con l’altro, averlo accanto e toccare, tritare, sbucciare, assaggiare, odorare, passarsi attrezzi, affidarsi all’altro, scambiarsi consigli e suggerimenti, accorcia le distanze, avvicina, crea intimità e legami indissolubili, impossibili a volte da costruire anche nel corso di anni e rapporti più formali. Nell’arco di tempo della preparazione di una pietanza ci si ritrova, senza accorgesene e volerlo, a parlare di ciò che siamo e che più ci sta a cuore, in un modo così spontaneo e naturale che nessuna scienza umana e quindi razionale, sia in grado di spiegarlo e suggerirne procedure. Si cucina per chi amiamo, il cibo diventa quindi veicolo di amore e passione. Tutto questo accompagna la preparazione di un pasto e la sua condivisione e lentamente sgretola distanza e quindi imbarazzo, tensione, paure, condizionamenti, formalismi e schemi mentali. Ci si ritrova appunto, a nudo, uno di fronte all’altro a sorridersi, toccarsi, guardarsi, scoprirsi e conoscersi di più.
Al di là dell’esperienza pratica molto piacevole di cui sono orgogliosa perché mi ha permesso di divulgare attraverso pochi ingredienti e piatti identità e radici del mio territorio, questa resta un’esperienza umana indimenticabile. Per una curiosa del genere umano come me, aperta al mondo, all’Uomo, ai Popoli e alle culture, non c’e niente di più bello degli incontri. Ogni nuovo incontro apre mille altre strade e chi passa dal mio cuore, vi resta per sempre.
Grazie Susie ed Enzo per supportare la realizzazione di questo mio “American dream” e benvenuto nella mia vita ad ogni nuovo Amico …

Riporto con emozione alcune delle loro impressioni …

“We cooked together, ate together and ended the day as friends!”

“It was a beautiful day, thank you for welcoming us into your home. We’d love to keep in contact with you. Know that if you come to Usa you have place to stay!”

“What a wonderful time we had with you and your family. The gifts were really over the top. God bless and Thank you so much.”

“Thank you again for the fabulous day my dear friend. I feel like we bonded so much. It’s sad we live so far away. Please come visit us in Florida. We have plenty of room.”

“Thank you for such a beautiful day. I think that meeting you has been the highlight of my trip so far.”

 

 

 

 

 

 

 

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Torta di mele affondate di Paoletta

Vi racconto di noi …

Dal settembre 2017 mia figlia Giulia vive in Romania dove studia presso la “Victor Babeș” State University of Medicine and Pharmacy in Timișoara. E’ stato un anno di grandi cambiamenti e adattamenti per entrambe, ricco di soddisfazioni, successi, forza, equilibrio e serenità. Una bella prova di vita. Abbiamo entrambe imparato a star bene da sole, condizione mai così scontata. Personalmente ritengo che la più grande conquista per una persona sia trovare buona compagnia anzitutto nella ricchezza della propria interiorità e solitudine, senza doversi necessariamente aggrappare ad alcuno, cercare rifugi consolatori in cui narcotizzarsi o vivere di trasgressioni scappando da sè … Solo da quella sana ed equilibrata solitudine può nascere il nostro mondo di relazioni serene. Ci siamo reinventate entrambe e di questo sono felice e fiera.

Negli aggiustamenti di questa nuova condizione abbiamo spesso trovato modi originali per sentirci vicine, tra i quali persino fare un dolce insieme in videochiamata! E’ stato molto divertente comunicare anche a sguardi e gesti mentre i nostri apparecchi in funzione montavano composti e impasti ed è stato altrettanto emozionante attenderne il risultato per capire quale dei due fosse venuto meglio! Abbiamo provato diverse ricette, per lo più torte da forno con cui far colazione. Abbiamo condiviso levatacce del mattino al freddo e al gelo, coccolate da quei dolci. Sono stati momenti meravigliosi anche quelli in cui stare in silenzio a sorseggiare una tisana, scambiare pareri ed emozioni sul dolce, sulla vita, sugli studi e sulle scoperte negli studi, sul futuro, sulla giornata a venire, per poi salutarsi con l’amore negli occhi diretti verso mete diverse. E’ già trascorso un anno e più da tutto questo e stamattina mentre realizzavo questo dolce, uno dei nostri cavalli di battaglia “la torta di mele affondate” di Paoletta Sersante, mi è tornato tutto in mente. Delicata, morbida, dolce e umida questa torta è stato il dolce preferito e più ripetuto, quello che ci ha tenute più vicine in quel lungo primo inverno lontane …

Grazie Paoletta!
https://aniceecannella.blog
spot.it/…/meme-della-consolazion…

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TORTA DI MELE AFFONDATE (la mia versione con qualche piccola variante)
 
Ingredienti:
200 g. di farina
150 g. di zucchero
2 uova
1 confezione di panna fresca da 250 ml
1 bustina di lievito
4 cucchiai di olio di semi
1 pizzico di sale
3 mele golden con la buccia (volendo si possono sbucciare)
5 cucchiai di zucchero di canna
il succo di un limone
la buccia grattugiata di un limone
un cucchiaino di estratto di vaniglia oppure i semi di una bacca di vaniglia
due cucchiaini di cannella
7/8 fiocchetti di burro
Procedimento:
Sciacquare le mele, affettarle, irrorarle con il succo di un limone, cospargerle con due cucchiai di zucchero di canna, un cucchiaino di cannella e tenerle da parte. In una ciotola montare bene le uova con lo zucchero, aggiungere l’olio a filo, la buccia di limone, la vaniglia e lavorare con una frusta a mano. Quando ben amalgamato versare nel composto mezza confezione di panna e mescolare, sempre a mano. Setacciare nel composto farina, lievito e sale, infine l’altra metà della panna ed amalgamare.
Rivestire uno stampo a cerniera da 22/24 cm. con carta forno, versare il composto e livellarlo. Affondare le fettine di mela in verticale, a raggiera.
Spolverare il composto di zucchero di canna, cannella e qualche fiocchetto di burro.
Infornare a 180° modalità statico per 45/50 minuti circa.
Durante la cottura le mele affonderanno un po’ e l’impasto si gonfierà tutt’intorno creando un bellissimo disegno.
 

Vellutata di zucca con semi misti e gamberoni

I colori dell’autunno.

Da ragazza non avevo particolare simpatia per questa stagione, quando arrivava settembre ero pervasa da una strana malinconia. Non volevo che l’estate terminasse e con essa la libertà, le ore di luce, l’aria mite, la vita all’aperto.

Poi un giorno è arrivata l’America e la mia amata Bethesda … Ricordo che ci trasferimmo ad agosto e a fine settembre il mio sguardo cominciò a perdersi nei colori …

Non appena l’aria comincia a rinfrescare, fuori dell’area urbana di Washington Dc, il territorio tra Maryland e Virginia offre tramonti e paesaggi meravigliosi e l’autunno esplode ed avvolge con tutto il suo calore. I boschi e i parchi naturali danno vita ad una ricca tavolozza di colori che comprende tutte le sfumature dell’arancio, del blu, del rosso del giallo, del verde. L’effetto è carico di contrasti ed è talmente straordinario che non restarne è colpiti è impossibile!  Da lì ho cominciato ad amarlo e a viverlo con un altro spirito.

L’autunno è ricco e dorato, ha un passo lento e un respiro intenso e profondo, si immerge nel cuore e nell’anima. Profuma di buono e sa di casa. L’autunno riunisce, incanta, riscalda ed io ho voluto dargli il benvenuto così …

In questo periodo lì a Bethesda ogni casa ha almeno una zucca davanti al portone. Io ne ho avute due in dono da zio Umberto e anzichè lasciarle fuori ho voluto portarle in tavola e profumarle del mare della mia Terra …

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Vellutata di zucca con semi misti e gamberoni

Grado di difficoltà da (1 a 5): 2

Ingredienti per 4 persone

1 kg di zucca
mezza cipolla rossa
un ramo di rosmarino
un bicchiere di acqua
Olio evo (un cucchiaio a persona)
Sale
4 cucchiai di semi misti (zucca, girasole, lino)
16 gamberoni freschi o decongelati
due foglie di alloro

Procedimento per la vellutata

Privare la zucca della buccia e dei semi, tagliarla a fette e ricavare grossolani cubetti. Versare l’olio in una pentola capiente, aggiungere l’olio, la cipolla tritata e alcuni aghi di rosmarino. Far stufare a fiamma bassa per qualche minuto. Non appena la cipolla sarà trasparente e ammorbidita, aggiungere la zucca, aumentare la fiamma e far rosolare leggermente per qualche secondo. A questo punto aggiungere l’acqua, salare e coprire lasciando cuocere fino a quando la zucca si disfa. Saranno necessari circa 20-30 minuti. Spegnere e lasciare da parte.

Procedimento per i gamberoni

Pulire i gamberoni privandoli del budello e delle zampette. Riempire una pentola di acqua in cui saranno state messe due foglie di alloro e porla sul fuoco attendendendo il bollore. Non appena esso sopraggiunge, immergere i gamberoni e farli cuocere soltanto pochissimi minuti (circa un paio). Scolarli, lasciarli raffreddare e privarli della testa e del carapace lasciando la coda. Mettere da parte.

Montaggio del piatto

Con l’aiuto di un minipimer frullare la zucca emulsionandola bene fino a renderla cremosa e liscia, poi versarla nella pentola di cottura e riscaldarla su fiamma bassa. Prendere un piatto fondo, versare circa 4 mestoli di vellutata e battere leggermente sul tavolo in modo da livellare bene. Versare sulla crema un cucchiaio di semi in modo sparso, adagiare al centro 4 gamberoni, decorare con un ciuffetto di rosmarino. Finire il piatto con un filo d’olio.
Per chi ama il pesce crudo, omettere la cottura dei gamberi e procedere come indicato.

Biscotti di meringa al cacao con cannella, zeste di mapo e pistacchi

Il Natale in anticipo.

Grazie alla mia amica Ilenia, membro su fb di un gruppo di cucina come me, mi sono imbattuta nella versione bianca con mandorle di questi biscottini. Li ho trovati talmente buoni, delicati e leggeri da diventarne dipendente. Da subito però ho avuto un’intuizione … quella di replicarli al cacao e farcirli con i pistacchi. Con il trascorrere dei giorni questa idea oltre a prendere forma e dosi, si è arricchita di immaginazione, profumi e aromi particolari.

Dapprima li ho immaginati impacchettati in bustine da offrire in dono agli ospiti stranieri a cui tengo lezioni di cucina – oltre ad un oggettino, regalo sempre un pacchetto di biscotti fatti da me – poi ho esteso questo pensiero ai doni natalizi ed è stato proprio allora che la ricetta già in mente ha iniziato ad arricchirsi acquisendo una connotazione sempre più precisa. Il Natale sa di spezie, arancia, cannella e allora … questi dolcetti sono nati così.

A fine ottobre avrò un numeroso gruppo di ospiti americani a cui terrò una delle mie lezioni di cucina, questo sarà uno dei miei regalini. So che aprendo la bustina in cui li racchiuderò, i miei ospiti saranno inaspettatamente pervasi dal profumo del Natale e dal ricordo della giornata trascorsa con me …

 

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Ingredienti

200 g. di albumi a temperatura ambiente
230 g. di zucchero semolato
120 g. di farina 00
30 g. di cacao amaro in polvere
150 g. di pistacchi sgusciati, leggermente tostati e grossolanamente tritati
la buccia grattugiata di un mapo (o arancia, due mandarini)
metà cucchiaino di cannella in polvere
un pizzico di sale

Lavorazione

Versare gli albumi nella ciotola della planetaria (o in una zuppiera e usare le fruste) e iniziare a montare aggiungendo il sale e gradatamente lo zucchero. Continuare fino ad avere una meringa soda.
A questo punto spegnere, miscelare farina, cannella e cacao in una ciotola e setacciare in più riprese all’interno della meringa, lavorando delicatamente con una spatola, con movimenti dal basso verso l’alto. Quando tutta la farina e il cacao saranno incorporati, amalgamare i pistacchi facendo in modo che si distribuiscano uniformemente. Foderare uno stampo da plumcake con carta da forno bagnata e strizzata. Versare all’interno il composto e livellare. Infornare in modalità statico a 180° per circa 30 minuti. Sfornare e lasciar raffreddare. Rimuovere la carta forno, tagliare a fettine sottili usando un coltello a lama seghettata. Porre i biscotti su una teglia rivestita di carta forno e infornare a 200° per 10 minuti facendo attenzione a non farli bruciare. Sfornare e lasciar raffreddare. Chiudere i biscotti in barattolo di latta affinché conservino la croccantezza.

Alici in panure aromatica

Le alici sono uno dei pesci più gustosi e salutari che il nostro Mar Mediterraneo ci regala in questo periodo ed è facile trovarle a buon prezzo sui banchi del pesce dei nostri mercati. Appartengono alla categoria del “pesce azzurro”, sono un’ ottima fonte di proteine nobili e grazie al contenuto di acidi grassi polinsaturi – i cosiddetti Omega 3 – sono anche in grado di controllare il tasso ematico dei trigliceridi e del colesterolo, quindi hanno un’azione ripulente e “sgrassante” sul sangue. Sin dai tempi dei romani hanno avuto un posto di rilievo in tavola e continuano ad essere ingrediente principe di tanti piatti della nostra tradizione marinara. La ricetta che vi propongo oggi è per un secondo da utilizzare a pranzo o a cena. E’ molto semplice, veloce ed aromatica, caratterizzata da profumo di mare e di limone propri dei sapori mediterranei. Dovrete solo aver pazienza di pulirle ma se amate il cibo e la cucina quanto me ci vorrà un attimo!

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Ingredienti per 4 persone 

1 kg di alici fresche

Olio evo

Aglio

Sale

Prezzemolo

Per la panure

un panino all’olio (o fette di pancarrè)

la buccia di un limone

3 cucchiai di parmigiano grattugiato

2 cucchiai di olio evo

prezzemolo

 

Procedimento

Privare della testa e diliscare le alici lasciandole unite le due metà. Sciacquarle delicatamente e metterle a sgocciolare in un colino. Prendere una teglia antiaderente, ungerla sul fondo con dell’olio, distribuire il sale e poco aglio. Disporre le alici nella teglia con la pelle sul fondo. In un cutter mettere il panino sbriciolato grossolanamente, il parmigiano, la buccia non tritata di un limone, un gambo di prezzemolo, poco sale e azionare l’apparecchio. Non appena il composto si sarà ridotto in briciole, azionare alla minima velocità il cutter e versare all’interno del boccale due cucchiai di olio. A questo punto spegnere e distribuire la panure sulle alici avendo cura di dosarla uniformemente. Accendere il grill del forno alla massima temperatura e cuocere per circa 13/15 minuti facendo attenzione che la panure non bruci. Sfornare e servire caldo.

Timișoara e il Gulash con la scarpetta!

 

Conoscete la mia curiosità per i piatti tradizionali italiani e stranieri, la voglia di scoprire le origini della cucina locale di ogni luogo. Curiosità che nasce dal desiderio di contestualizzare l’identità di un Paese e capirne storia, origini, gusti, tendenze. Conoscevo il gulash dai viaggi in Austria, assaggiato in diverse città e varianti e ritrovato con sorpresa tra i piatti della cucina locale proposti nei ristoranti tipici di Timișoara dove Giulia studia e vive dallo scorso settembre.

Timișoara è un municipio della Romania che conta oggi circa 750,000 abitanti. Capoluogo del distretto di Timiș, nella regione storica del Banato, è uno dei centri urbani più belli del Paese. Circondata da un anello di graziosi parchi e costellata di piazze pittoresche viene spesso chiamata “la piccola Vienna” e “Città dei Parchi”. L’influenza austro-ungarica è infatti evidente nell’architettura, nel cibo e nella cultura. E’ una città da visitare rigorosamente a piedi, passando da una piazza all’altra, tutte incredibili perle di architettura. Il centro è riservato solamente ai pedoni e il momento migliore per visitare la città è al tramonto, quando si può sorseggiare un bicchiere di vino caldo passeggiando tra le luci scintillanti della sera. Situata nella zona occidentale della Romania vanta una diversità etnica che non ha riscontro in nessun’altra parte del Paese, derivante da legami geografici e culturali con la vicina Ungheria e con la Serbia e dalla tangibile influenza asburgica. Da secoli convivono in questa città oltre 30 culture diverse: romeni, tedeschi, ungheresi, serbi, croati, italiani, spagnoli e bulgari. Per questo Timișoara è una vivace città multiculturale famosa per una serie di primati. Nel 1884 fu la prima città europea ad introdurre l’illuminazione elettrica stradale, la prima a produrre birra in Romania ma soprattutto diede il via alla rivoluzione del 1989 contro il dittatore Ceaușescu. Di recente ha vinto il titolo di Capitale europea della Cultura per il 2021 per questo la città è un immenso cantiere animato da un gran fermento. Gli investimenti svilupperanno vari servizi, come alberghi, ristorazione, turismo, trasporti, locali.

La cucina tipica di  Timișoara vanta piatti semplicissimi e di tradizione prevalentemente contadina preparati con ingredienti freschi e genuini provenienti da coltivazioni e allevamenti locali.  I menù sono vari e spaziano tra minestre, piatti di carne e formaggi, verdure e polenta. Una nota di merito va appunto anche al Gulash, che pur non essendo tipico della Romania, data la vicinanza e le influenze ungheresi è veramente ottimo per questo ve lo propongo nella variante più semplice possibile e vicina ai nostri gusti.

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Ingredienti per 4 persone

800 g. di carne di manzo tagliata a piccoli cubetti

700 g. di cipolle dorate

1 cucchiaio di paprika dolce in polvere – 1 cucchiaio

1 cucchiaino di paprika forte in polvere – 1 cucchiaino

1 foglia di alloro secco

1 rametto di rosmarino

1 rametto di maggiorana

1 rametto di timo

3 cucchiai di concentrato di pomodoro

60 g. di grasso di prosciutto o strutto

200 ml. di acqua calda

1 mestolo di acqua calda

Sale q.b.

4 patate tagliate a tocchi grossi (facoltativo)

Preparazione

Versare l’olio in una casseruola dal fondo spesso, unire il grasso, farlo sciogliere e aggiungere le cipolle affettate molto sottili. Rosolarle a fuoco bassissimo. Quando stanno per disfarsi aggiungere la carne e farla insaporire sempre a fuoco molto basso, in maniera che rilasci i propri liquidi. A questo punto, preparare un mazzetto aromatico legando insieme con spago da cucina il rosmarino, la maggiorana, il timo e la foglia di alloro. In alternativa si può usare un cucchiaino delle stesse erbe secche e inserirle.  Nel frattempo, in un altro pentolino portare a bollore l’acqua e stemperarvi all’interno il concentrato di pomodoro.  Diluire la paprika dolce e piccante in un mestolo di acqua calda e aggiungere entrambi i liquidi alla carne. Regolare di sale e proseguire la cottura a fiamma bassissima e a pentola coperta per circa un’ora e mezza.
Aggiungere altra acqua calda solo se necessario. Far ritirare il liquido di cottura secondo il proprio gusto. Volendo, dopo circa un’ora dalla cottura, si possono aggiungere delle patate tagliate a tocchi grossi e si prosegue la cottura per il rimanente tempo.

Cioccocake glassato del Maestro Alessandro Servida

Strano ritrovarmi senza Giulia intorno, in queste ultime settimane. Abbiamo avuto condivisioni sempre più intime negli ultimi anni che ci hanno portate ad essere più vicine e complici. Discussioni e confronti su ogni tema generale e personale, punti di vista diversi dovuti alla differenza di età, alle esperienze, alla sua maturità di anni luce avanti alla mia, alla stessa età. E’ trascorso più di un mese, un nuovo e stimolante percorso è nato per lei e con esso amici, progetti e tanti pensieri positivi, nel mentre quell’immenso vuoto ha cominciato ad attenuarsi o meglio, a trovare la sua ragione d’essere accettato e affrontato con serenità. Serbo ancora forti dentro me tutte le emozioni e le immagini di quegli attimi prima della partenza, del decollo e del volo …

Per quanto fosse grande il desiderio di un percorso universitario all’estero, lasciarla in un Paese straniero non è stato semplice. Non è proprio dietro l’angolo, andare a trovarla significa pianificare ogni cosa ed essere vincolati ai voli che non sono giornalieri. Ho pianto tutto il tempo del volo di rientro. Di fianco a me una coppia che preoccupata per il mio stato mostrava la sua vicinanza senza capire cosa avessi. Ho continuato a piangere la mia disperazione entrando in casa, girovagando per le stanze – anzitutto la sua – senza pace mentre mi pareva di sentire la sua voce in ogni angolo della casa …

“Mamma sali/ Mamma vieni/Mamma guarda/Mamma andiamo/Mamma sai che? Mamma ti siedi vicino a me?/Mamma che dici se?/Mamma, mamma, mamma …”          Una parola che ha riempito ogni poro della mia pelle e scandito ogni attimo delle mie giornate dalla sua nascita.

Adesso son persino capace di sorriderci su!

Sono stata ferma i primi giorni, sì. Mi sono rannicchiata, avvolta delle mie stesse braccia per fare guscio intorno e sentirmi al sicuro, ero lacerata da questo strappo. Ho pensato a lungo al passato, al presente, al futuro. Ho rielaborato il dolore concentrandomi su questa scelta da me appoggiata e la nuova inevitabile condizione. Ho accettato di poterla riabbracciare dopo mesi, sentito la sua voce allegra, visto i suoi occhi felici e ritrovato piano piano la forza, senza mai allontanarmi dal mio centro. Ho perso energia, ne ho avuta a fasi alterne ma poi ripreso la mia strada e ricominciato. Quindi dopo il periodo di stasi in cucina, man mano che l’energia tornava, mi sono rimessa in moto alla ricerca di nuovi spunti che mi facessero sentir viva. Ho avuto bisogno di nuove idee e di immergermi nelle passioni. Sono sempre quelle ad aiutarmi nei momenti difficili. Così, curiosando nei gruppi di cucina che seguo, mi sono imbattuta in questo dolce. La ricetta è tratta dal programma “Pastry Garage” che il Maestro Alessandro Servida tiene sul canale La5  dal lunedì al venerdì alle 19,30. Goloso e seducente mi ha subito attratta. Umido, morbido e scioglievole all’interno, è ricoperto da questa glassa di cioccolato e granella di nocciole che potrei definire un mix tra il Bacio Perugina e il Ferrero Rocher. Ne sono andata matta da subito e ho pensato che nonostante a casa di Giulia a Timisoara ci sia solo il forno a gas non troppo adatto per alcuni dolci, con qualche attenzione in più sulla cottura e sul calore, potrei replicarlo per tutti i suoi amici e proporlo per una golosa colazione o merenda! Chissà i ragazzi cosa ne pensano …

 

 

cioccocake glassato

Ingredienti per il cake:

6 uova

100 g glucosio ( volendo si può sostituire con miele dal sapore neutro)

160 g zucchero

160 g panna fresca per dolci

100 g  di farina di mandorle

160 g farina

30 g cacao in polvere

10 g lievito per dolci

110 g burro

70 g cioccolato fondente

Ingredienti per lo sciroppo:

100 g acqua

100 g zucchero

scorza di un’arancia

Ingredienti per la glassa:

250 g cioccolato fondente

60 g olio di riso ( volendo si può usare anche un olio di semi)

160 g granella di mandorle tostate

Ingredienti per la decorazione:

fiori di zucchero o altro a piacere

Procedimento per il cake
In una ciotola mettere le uova con lo zucchero e la panna e mescolare con una frusta a mano. Aggiungere il glucosio, la farina di mandorle e il cacao, rimescolare e inserire la farina e il lievito precedentemente setacciati. Infine incorporare il burro e il cioccolato fusi nel microonde e amalgamare bene. Imburrare e infarinare lo stampo e versare l’impasto. Cuocere a forno statico a 170°C per circa 45 minuti.

Procedimento per lo sciroppo

In un pentolino porre l’acqua, lo zucchero e la scorza di arancia. Far bollire circa cinque minuti e spegnere.

Procedimento per la glassa

In una ciotola di vetro far sciogliere il cioccolato al microonde oppure in un pentolino posto su bagnomaria, aggiungere l’olio, miscelare bene e inserire la granella di nocciole.

Decorazione

Una volta terminata la cottura, sfornare e far raffreddare bene il cake. Successivamente porlo su una gratella appoggiata su un’altra teglia bassa e bagnarlo con lo sciroppo raffreddato. Attendere che lo sciroppo venga ben assorbito e ripetere l’operazione fino ad esaurimento della bagna.
Lasciando il cake sulla gratella, dopo un di tempo versare su di esso la glassa in più riprese in modo che aderisca bene, trasferirlo su un piatto da portata e decorare a piacere con fiori di zucchero.