Timișoara e il Gulash con la scarpetta!

 

Conoscete la mia curiosità per i piatti tradizionali italiani e stranieri, la voglia di scoprire le origini della cucina locale di ogni luogo. Curiosità che nasce dal desiderio di contestualizzare l’identità di un Paese e capirne storia, origini, gusti, tendenze. Conoscevo il gulash dai viaggi in Austria, assaggiato in diverse città e varianti e ritrovato con sorpresa tra i piatti della cucina locale proposti nei ristoranti tipici di Timișoara dove Giulia studia e vive dallo scorso settembre.

Timișoara è un municipio della Romania che conta oggi circa 750,000 abitanti. Capoluogo del distretto di Timiș, nella regione storica del Banato, è uno dei centri urbani più belli del Paese. Circondata da un anello di graziosi parchi e costellata di piazze pittoresche viene spesso chiamata “la piccola Vienna” e “Città dei Parchi”. L’influenza austro-ungarica è infatti evidente nell’architettura, nel cibo e nella cultura. E’ una città da visitare rigorosamente a piedi, passando da una piazza all’altra, tutte incredibili perle di architettura. Il centro è riservato solamente ai pedoni e il momento migliore per visitare la città è al tramonto, quando si può sorseggiare un bicchiere di vino caldo passeggiando tra le luci scintillanti della sera. Situata nella zona occidentale della Romania vanta una diversità etnica che non ha riscontro in nessun’altra parte del Paese, derivante da legami geografici e culturali con la vicina Ungheria e con la Serbia e dalla tangibile influenza asburgica. Da secoli convivono in questa città oltre 30 culture diverse: romeni, tedeschi, ungheresi, serbi, croati, italiani, spagnoli e bulgari. Per questo Timișoara è una vivace città multiculturale famosa per una serie di primati. Nel 1884 fu la prima città europea ad introdurre l’illuminazione elettrica stradale, la prima a produrre birra in Romania ma soprattutto diede il via alla rivoluzione del 1989 contro il dittatore Ceaușescu. Di recente ha vinto il titolo di Capitale europea della Cultura per il 2021 per questo la città è un immenso cantiere animato da un gran fermento. Gli investimenti svilupperanno vari servizi, come alberghi, ristorazione, turismo, trasporti, locali.

La cucina tipica di  Timișoara vanta piatti semplicissimi e di tradizione prevalentemente contadina preparati con ingredienti freschi e genuini provenienti da coltivazioni e allevamenti locali.  I menù sono vari e spaziano tra minestre, piatti di carne e formaggi, verdure e polenta. Una nota di merito va appunto anche al Gulash, che pur non essendo tipico della Romania, data la vicinanza e le influenze ungheresi è veramente ottimo per questo ve lo propongo nella variante più semplice possibile e vicina ai nostri gusti.

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Ingredienti per 4 persone

800 g. di carne di manzo tagliata a piccoli cubetti

700 g. di cipolle dorate

1 cucchiaio di paprika dolce in polvere – 1 cucchiaio

1 cucchiaino di paprika forte in polvere – 1 cucchiaino

1 foglia di alloro secco

1 rametto di rosmarino

1 rametto di maggiorana

1 rametto di timo

3 cucchiai di concentrato di pomodoro

60 g. di grasso di prosciutto o strutto

200 ml. di acqua calda

1 mestolo di acqua calda

Sale q.b.

4 patate tagliate a tocchi grossi (facoltativo)

Preparazione

Versare l’olio in una casseruola dal fondo spesso, unire il grasso, farlo sciogliere e aggiungere le cipolle affettate molto sottili. Rosolarle a fuoco bassissimo. Quando stanno per disfarsi aggiungere la carne e farla insaporire sempre a fuoco molto basso, in maniera che rilasci i propri liquidi. A questo punto, preparare un mazzetto aromatico legando insieme con spago da cucina il rosmarino, la maggiorana, il timo e la foglia di alloro. In alternativa si può usare un cucchiaino delle stesse erbe secche e inserirle.  Nel frattempo, in un altro pentolino portare a bollore l’acqua e stemperarvi all’interno il concentrato di pomodoro.  Diluire la paprika dolce e piccante in un mestolo di acqua calda e aggiungere entrambi i liquidi alla carne. Regolare di sale e proseguire la cottura a fiamma bassissima e a pentola coperta per circa un’ora e mezza.
Aggiungere altra acqua calda solo se necessario. Far ritirare il liquido di cottura secondo il proprio gusto. Volendo, dopo circa un’ora dalla cottura, si possono aggiungere delle patate tagliate a tocchi grossi e si prosegue la cottura per il rimanente tempo.

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Cioccocake glassato del Maestro Alessandro Servida

Strano ritrovarmi senza Giulia intorno, in queste ultime settimane. Abbiamo avuto condivisioni sempre più intime negli ultimi anni che ci hanno portate ad essere più vicine e complici. Discussioni e confronti su ogni tema generale e personale, punti di vista diversi dovuti alla differenza di età, alle esperienze, alla sua maturità di anni luce avanti alla mia, alla stessa età. E’ trascorso più di un mese, un nuovo e stimolante percorso è nato per lei e con esso amici, progetti e tanti pensieri positivi, nel mentre quell’immenso vuoto ha cominciato ad attenuarsi o meglio, a trovare la sua ragione d’essere accettato e affrontato con serenità. Serbo ancora forti dentro me tutte le emozioni e le immagini di quegli attimi prima della partenza, del decollo e del volo …

Per quanto fosse grande il desiderio di un percorso universitario all’estero, lasciarla in un Paese straniero non è stato semplice. Non è proprio dietro l’angolo, andare a trovarla significa pianificare ogni cosa ed essere vincolati ai voli che non sono giornalieri. Ho pianto tutto il tempo del volo di rientro. Di fianco a me una coppia che preoccupata per il mio stato mostrava la sua vicinanza senza capire cosa avessi. Ho continuato a piangere la mia disperazione entrando in casa, girovagando per le stanze – anzitutto la sua – senza pace mentre mi pareva di sentire la sua voce in ogni angolo della casa …

“Mamma sali/ Mamma vieni/Mamma guarda/Mamma andiamo/Mamma sai che? Mamma ti siedi vicino a me?/Mamma che dici se?/Mamma, mamma, mamma …”          Una parola che ha riempito ogni poro della mia pelle e scandito ogni attimo delle mie giornate dalla sua nascita.

Adesso son persino capace di sorriderci su!

Sono stata ferma i primi giorni, sì. Mi sono rannicchiata, avvolta delle mie stesse braccia per fare guscio intorno e sentirmi al sicuro, ero lacerata da questo strappo. Ho pensato a lungo al passato, al presente, al futuro. Ho rielaborato il dolore concentrandomi su questa scelta da me appoggiata e la nuova inevitabile condizione. Ho accettato di poterla riabbracciare dopo mesi, sentito la sua voce allegra, visto i suoi occhi felici e ritrovato piano piano la forza, senza mai allontanarmi dal mio centro. Ho perso energia, ne ho avuta a fasi alterne ma poi ripreso la mia strada e ricominciato. Quindi dopo il periodo di stasi in cucina, man mano che l’energia tornava, mi sono rimessa in moto alla ricerca di nuovi spunti che mi facessero sentir viva. Ho avuto bisogno di nuove idee e di immergermi nelle passioni. Sono sempre quelle ad aiutarmi nei momenti difficili. Così, curiosando nei gruppi di cucina che seguo, mi sono imbattuta in questo dolce. La ricetta è tratta dal programma “Pastry Garage” che il Maestro Alessandro Servida tiene sul canale La5  dal lunedì al venerdì alle 19,30. Goloso e seducente mi ha subito attratta. Umido, morbido e scioglievole all’interno, è ricoperto da questa glassa di cioccolato e granella di nocciole che potrei definire un mix tra il Bacio Perugina e il Ferrero Rocher. Ne sono andata matta da subito e ho pensato che nonostante a casa di Giulia a Timisoara ci sia solo il forno a gas non troppo adatto per alcuni dolci, con qualche attenzione in più sulla cottura e sul calore, potrei replicarlo per tutti i suoi amici e proporlo per una golosa colazione o merenda! Chissà i ragazzi cosa ne pensano …

 

 

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Ingredienti per il cake:

6 uova

100 g glucosio ( volendo si può sostituire con miele dal sapore neutro)

160 g zucchero

160 g panna fresca per dolci

100 g  di farina di mandorle

160 g farina

30 g cacao in polvere

10 g lievito per dolci

110 g burro

70 g cioccolato fondente

Ingredienti per lo sciroppo:

100 g acqua

100 g zucchero

scorza di un’arancia

Ingredienti per la glassa:

250 g cioccolato fondente

60 g olio di riso ( volendo si può usare anche un olio di semi)

160 g granella di mandorle tostate

Ingredienti per la decorazione:

fiori di zucchero o altro a piacere

Procedimento per il cake
In una ciotola mettere le uova con lo zucchero e la panna e mescolare con una frusta a mano. Aggiungere il glucosio, la farina di mandorle e il cacao, rimescolare e inserire la farina e il lievito precedentemente setacciati. Infine incorporare il burro e il cioccolato fusi nel microonde e amalgamare bene. Imburrare e infarinare lo stampo e versare l’impasto. Cuocere a forno statico a 170°C per circa 45 minuti.

Procedimento per lo sciroppo

In un pentolino porre l’acqua, lo zucchero e la scorza di arancia. Far bollire circa cinque minuti e spegnere.

Procedimento per la glassa

In una ciotola di vetro far sciogliere il cioccolato al microonde oppure in un pentolino posto su bagnomaria, aggiungere l’olio, miscelare bene e inserire la granella di nocciole.

Decorazione

Una volta terminata la cottura, sfornare e far raffreddare bene il cake. Successivamente porlo su una gratella appoggiata su un’altra teglia bassa e bagnarlo con lo sciroppo raffreddato. Attendere che lo sciroppo venga ben assorbito e ripetere l’operazione fino ad esaurimento della bagna.
Lasciando il cake sulla gratella, dopo un di tempo versare su di esso la glassa in più riprese in modo che aderisca bene, trasferirlo su un piatto da portata e decorare a piacere con fiori di zucchero.

Non una ricetta ma un ricordo e un libro …

17 Settembre 2017, Giornata Nazionale sulla Sla.

Non una ricetta ma un ricordo familiare, un libro dietro il quale c’è una storia bellissima.

Avevo 31 anni quando sentii nominare questa sigla per la prima volta e scoprii che sta per ‘Sclerosi laterale amiotrofica’, gravissima malattia neurodegenerativa. Non immaginavo davvero cosa fosse nemmeno dopo averne letto, ovvero non potevo sapere quanto rubasse ad un uomo fino a quando non lo vidi con i miei occhi.
Ne fu colpita mia cognata Teresa, sorella maggiore di Franco. Ricordo che la malattia si presentò con comuni sintomi di mialgia al braccio, simili a quelli posturali che inibiscono i movimenti. Ecco, partì da lì. Mia cognata era una donna di 56 anni, attiva, dinamica, forte, sempre in movimento, che conduceva una vita assolutamente sana. Cominciò ad accusare dolore e ad avere difficoltà nel compiere alcuni movimenti con il braccio. Aveva lavorato in fabbrica vicino Stoccarda in Germania, dove aveva vissuto per circa 27 anni. Poi per ricongiungersi alle sue radici, aveva deciso di tornare in Italia con la sua famiglia. Era una donna molto bella, riservata e sensibile, la cui presenza si notava.
Teresa lamentava questo dolore al braccio da mesi. Si era sottoposta a vari controlli negli ospedali della zona ma non se ne veniva a capo. Qualcuno, forse al centro Neuromed di Pozzilli (Is), le suggerì un ricovero presso il reparto di Neurologia dell’ospedale di Gallarate (Va). Rimase ricoverata in quel reparto alcuni giorni e fu proprio lì che le venne diagnosticata la Sla. Era il mese di giugno e la diagnosi fu spietata: pochi mesi di vita e tanta sofferenza incalzante, per cui ci si preparò al peggio.
A lei ovviamente non fu detto nulla e i familiari che la accompagnarono ebbero un carico immenso da portare a casa. Non fu semplice gestire le emozioni di quel verdetto nella vita di tutti i giorni soprattutto man mano che perdeva funzionalità di arti e azioni …
Questa condanna coincise con l’attesa notizia della mia gravidanza. Franco è l’ultimo fratello e Teresa desiderava molto questa felicità per lui. Ricordo perfettamente che era la metà di agosto del 1997 e andammo a casa per darle la notizia.
Sapevamo tutto della sua malattia ma cercammo in ogni modo di esprimere solo la gioia azzerando la preoccupazione, stava già male …
Le brillarono gli occhi quando sentì pronunciare le mie parole: “Aspetto un bambino …”.
Pianse e rise, mi tenne la mano. Non colsi una gioia pura, c’era un lieve velo di tristezza. Credo avesse già compreso che qualcosa non andasse.
I mesi passavano e andavamo a trovarla ogni tanto, la mia pancia cresceva …
In ogni visita era sempre più provata, affaticata e con una nuova funzionalità compromessa. Rimasi scioccata quando vidi che doveva essere issata sulla sedia a rotelle per andare al piano inferiore del palazzo dalla figlia e dai nipoti e fu terribile quando la vidi incapace di parlare. Era Natale, emetteva suoni per farsi capire, non deglutiva più e il suo corpo era diventato un sacco vuoto. Era letteralmente accartocciata su se stessa.
Nei suoi occhi c’era tutta la consapevolezza che un male sconosciuto e inaspettato le stesse togliendo la vita ad una velocità inaudita. C’era il dolore per non poter essere autonoma né godersi i nipoti, la rabbia per il tradimento di quel corpo flaccido di cui non rispondeva più.

Si spense il 10 gennaio 1998 e non vide nemmeno Giulia che fisicamente le somiglia moltissimo …
Mia cognata era bravissima in cucina. Aveva un repertorio composto da piatti della tradizione maranolese e piatti tedeschi. La domenica a casa sua c’era sempre profumo di dolce.
Desidero quindi ricordarla con questo libro di cucina “Sapori a colori”, Arkadia che nasce dalla collaborazione di Paolo Palumbo – malato di Sla – con il cuoco Luigi Pomata. Il ricavato del libro sarà interamente devoluto alla ricerca sulla Sla.
Non vi anticipo nulla della storia di Paolo, vorrei la leggeste. Cliccate sul link e ne saprete di più.
Io sto con Paolo 

http://m.huffingtonpost.it/…/paolo-palumbo-malato-sla-sapor…

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Pane integrale ai semi e fiocchi d’avena con lievito madre

My girl and I, un nuovo inizio: la nostra storia su Instagram comincia qui, da questo pane.

La scuola è quasi terminata per entrambe e l’estate è la stagione più bella per dedicarsi alle passioni. Oggi, prese dall’entusiasmo per i tanti e diversi progetti futuri suoi e miei, io e la mia ragazza ci siamo dedicate al pane. Superfluo descrivervi la mia gioia nel leggere le sue espressioni di alto gradimento dopo il taglio del filone e l’assaggio della fetta. Deve essere così tanto rimasta colpita dalla bontà che, da sola, ha pensato di creare un profilo Instagram con l’identità del Blog e riferimenti a noi due insieme. Poi mi ha incitata a scriverne immediatamente la ricetta per dare a voi la possibilità di provarla.

Premetto che amiamo i pani scuri, quelli nordici di farine integrali, di segale, di semi, con erbe, spezie e lievito madre. Il nostro lievito madre “Blobby” vive, respira, cresce di noi e con noi in casa da quattro anni.

Blobby, nato da una semplice miscela di acqua e farina, ha il potere di compiere magie facendo lievitare di tutto.

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Ingredienti

1,200 kg. di farina Petra 1, macinata a pietra (oppure farina 0)

500 g. di farina Petra 9 ( oppure farina integrale)

1 lt. di acqua a temperatura ambiente circa  (la quantità di acqua potrebbe variare a seconda del tipo di farina usata)

200 g. di lievito madre maturo

20 g. di miele di castagno (o altro a piacere)

100 g. di semi misti  (zucca, girasole, lino, sesamo)

20 g.  di sale fino

20 g. di olio extravergine di oliva

50 g. di fiocchi d’avena

Preparazione

Miscelare i due tipi di farina. Nella ciotola capiente di una planetaria o qualsiasi altra ciotola, far sciogliere bene il lievito madre con 200 g. di acqua. Attendere venti minuti, fino a quando in superficie comparirà una schiumetta. A questo punto aggiungere il miele, mescolare e cominciare a inserire gradualmente la farina. Versare altra acqua man mano che l’impasto diventa più compatto e continuare a lavorare dando il tempo alla farina di idratarsi. L’impasto dovrà risultare morbido. Inserire poco per volta i semi continuando ad impastare, successivamente inserire il sale e lavorare ancora fino a terminare tutta la farina e l’acqua. Per ultimo unire l’olio. Lavorare bene l’impasto fino a quando apparirà ben omogeneo, liscio e compatto. Rovesciarlo sulla spianatoia, coprirlo con la ciotola capovolta e attendere 30 minuti. Trascorso il tempo, stenderlo con i polpastrelli, dando forma di rettangolo verticale rispetto a voi, premendo in modo leggero. Procedere con le pieghe a tre, ovvero prendere il lembo superiore e ripiegarlo verso il centro, fino alla metà interna del rettangolo, sollevare l’altro lembo esterno inferiore e appoggiarlo al lembo superiore piegato. Avrà forma di un rotolo. Fatto questo, lasciarlo sul piano di lavoro coperto dalla ciotola capovolta e attendere altri 30 minuti. Ripetere l’operazione Riposizionare l’impasto in posizione verticale rispetto a voi, dando forma di rettangolo e ripetere l’operazione delle pieghe. Attendere ancora 30 minuti dopodiche’ trasferire l’impasto nella ciotola, coprire bene e porre in frigo per una notte.

Il mattino successivo, tirare fuori la ciotola dal frigo e lasciar acclimatare circa 1 ora (d’estate con le temperature molto alte anche 30 minuti), trasferire sul piano da lavoro, dividere l’impasto in due e dare forma di filoni. Ungersi le mani di olio e tamponare delicatamente i filoni, spargendo su essi i fiocchi di avena in modo uniforme. Attendere 1 ora circa circa affinche’ ricominci la lievitazione (d’estate anche mezz’ora). Praticare tagli a piacere con una lametta da barba e infornare sul ripiano centrale a 250 gradi per circa 15 minuti inserendo sul ripiano basso del forno una ciotola con dell’acqua per creare vapore. Successivamente abbassare la temperatura a 150 gradi e proseguire la cottura per 50 minuti. Sfornare e lasciar raffreddare su una gratella.

Insalata di carciofi crudi marinati e scaglie di Parmigiano

Il ‘Crudismo’ o ‘Raw Food’ è una delle tendenze più in voga negli ultimi anni, in fatto di alimentazione sana. Consiste nell’evitare di sottoporre cibi freschi come verdura, ortaggi, frutta fresca e secca, germogli, semi e cereali a temperature al di sopra dei 43-45 gradi per non distruggere, né disperdere vitamine e minerali essenziali per la nostra salute. Inutile dire quanto questo tipo di alimentazione sia in perfetta sintonia con la fisiologia del nostro corpo e con il nostro gusto, in quanto oltre a lasciare in purezza e semplicità la struttura dei cibi, ne esalta sapori e consistenze.

E’ primavera, la stagione del tepore, momento in cui più volentieri scegliamo insalate e cibi rinfrescanti e idratanti, più facili da digerire. Questa preparazione, ideale per depurare e proteggere il nostro fegato e per farci sentire sazi ma leggeri, richiederà solo un po’ di pazienza ma il successo è garantito! Provatela come antipasto, contorno sfizioso o anche aperitivo d’effetto e poi ditemi …

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Insalata di carciofi crudi marinati e scaglie di Parmigiano

Dosi per 4 persone

Tempo di preparazione: 1 ora circa per la pulizia dei carciofi

Tempo della marinatura: 2 ore almeno

Ingredienti

8 carciofi teneri

il succo di 4 limoni freschi

100 gr. di parmigiano in scaglie

6 cucchiai di olio extravergine di oliva

q.b. sale macinato al mulinello

q.b. di pepe nero macinato al mulinello

foglioline di menta fresca

Materiali utili

Una busta di plastica per alimenti da circa 3 lt.

Preparazione

Pulire i carciofi dalle foglie esterne più dure e da eventuali spine interne e immergerli in acqua acidulata con succo di limone. Togliere la corteccia esterna dai gambi dei carciofi lasciando solo la parte chiara interna e unirli ai carciofi in acqua acidulata. Spremere il succo dei limoni e tenerlo da parte. A questo punto, tagliare a metà i carciofi e affettarli a fettine molto sottili, tagliare anche i gambi a julienne. Metterli nella busta di plastica e irrorare con il succo di limone avendo cura, man mano che si riempie la busta, di girare i carciofi nel succo. Ogni tanto far uscire tutta l’aria dalla busta, chiuderla stretta girando bene la busta e porla sottosopra in modo da far distribuire bene il succo. Lasciarli marinare nel succo di limone per almeno 2 ore. Al termine di questo tempo, scolare i carciofi, trasferirli in una zuppiera, condirli con sale e pepe macinati al momento, aggiungere le scaglie di parmigiano, l’olio evo e le foglioline di menta.

Käsekuchen Italian Style

Non so perché o forse lo so, in questi ultimi anni propendo sempre più per i dolci ed è stranissimo per me. Mi lincerete per quello che sto per dirvi e vi capisco ma voglio essere sincera, non sono mai stata golosa di dolci. Fino a qualche anno fa non amavo il cioccolato, le creme, le mousse, la loro consistenza. Le mie preferenze erano sempre per cibi salati dai sapori forti. Potevo, al limite, scegliere dolci da forno, qualche crostata, ciambelle, biscotti, adesso invece mi scopro a sceglierli cremosi e persino stratificati, a cercarne ricette, desiderarli, sognarli, idearli, gustarli, con un piacere mai provato prima. Sarà compensazione? Bah … Quando sforno, mi sento una bambina di fronte alla sua golosità preferita e non riesco nemmeno ad aspettare, devo assaggiare. Mi accontento di piccole quantità ma le voglio, ad ogni costo le voglio. Si cambia. L’età, la vita, gli ormoni, altro … e bisogna imparare a riconoscersi anche in nuove vesti.

La scelta di questa domenica dettata da una autunnale malinconia, è caduta su una torta che imparai a fare circa 25 anni fa. Le influenze della cucina d’Oltralpe sono presenti nella mia vita da quando ero ragazza ed hanno sempre esercitato un grande fascino su me. La prima volta in cui assaggiai questa torta fu in uno dei rituali del “Kaffeestunde” – slang tedesco per intendere l’ora del caffè -, tenuto quotidianamente a casa di mia cognata Teresa, che oggi non c’è più. I miei cognati hanno vissuto in Germania trent’anni e avevano sempre tante storie da raccontare. Trovavo nel loro stile di vita un diverso approccio alla vita, operoso ma anche piacevole. Non ero abituata e guardavo incantata quel tempo lento che si concedevano ogni giorno, fatto di chiacchiere e relax. Nella mia famiglia di origine, non capitava mai di sedersi ogni pomeriggio a bere caffè o tè davanti a un dolce. Fermarsi significava sottrarre tempo alle attività di casa, allo studio, alle cose da fare. Si faceva in presenza di ospiti, mai tra noi in famiglia se non la domenica, sarebbero immediatamente scattati sensi di colpa profondi. Così, quando mi imbattei in questo rituale ne fui affascinata, scoprii che c’era chi nella vita si concedeva un piccolo piacere, ogni giorno ed imparai a coccolare e coccolarmi anch’io …

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Käsekuchen Italian Style (torta di formaggio)

Dosi per uno stampo a cerniera dai bordi alti, di 26 cm diametro

Tempo di preparazione 1,30 h circa

Tempo di cottura 90 minuti

Ingredienti per la pasta frolla

350 gr.di farina

125 gr. di burro

2 uova intere

100 gr. di zucchero semolato

la buccia grattugiata di un limone

1 cucchiaino raso di lievito per dolci

un pizzico di sale

Ingredienti per il ripieno

7 uova

150 gr. di zucchero semolato

50 gr.di farina

650 gr. di ricotta

125 gr. di  yogurt bianco magro

semi di una bacca di vaniglia

250 gr. di panna per dolci montata

il succo di un limone spremuto

zucchero a velo

Preparazione della pasta frolla

Foderare lo stampo con carta forno sia sul fondo sia lungo il bordo. Versare la farina setacciata nella ciotola della planetaria, aggiungere il burro a tocchetti e far amalgamare. Ne risulterà un composto sabbioso. A questo punto aggiungere lo zucchero, le uova, il sale, la buccia grattugiata del limone e il cucchiaino di lievito. Lavorare brevemente fino ad ottenere un composto compatto. Stendere l’impasto tra due fogli di carta forno e assottigliarlo fino a raggiungere uno spessore il più possibile uniforme di circa 2 cm di altezza. Con questo disco foderare lo stampo includendo tutta l’altezza del bordo. Porre in frigorifero.

Preparazione del ripieno

In due diverse ciotole, rompere le uova separando gli albumi dai tuorli. Montare i tuorli con lo zucchero e aggiungere gradatamente la farina. Sminuzzare la ricotta e unirla al composto amalgamando bene per evitare eventuali grumi (in alternativa, la ricotta potrà essere setacciata anticipatamente), aggiungere di seguito i semi di una bacca di vaniglia, lo yogurt, la panna montata, il succo di limone e lavorare con delicatezza fino ad ottenere un composto liscio. Montare a neve gli albumi ed incorporarli al composto con movimenti lenti, dal basso verso l’alto.

Assemblaggio del dolce

Prendere lo stampo dal frigorifero e trasferire delicatamente la crema all’interno del guscio di pasta frolla. Livellare e porre sul ripiano più basso del forno a 180°per circa 90 minuti. Se il forno avesse maggiore potenza nella parte superiore, appena prima di infornare il dolce, inserire la leccarda sotto il grill in modo da attenuarne il calore. Una volta cotto, attendere qualche minuto, sfornare e sistemare su un piatto da portata. Attendere che si raffreddi e prima di gustarlo, spolverizzare di zucchero a velo.

Torta glassata di mele e amaretti

Il tempo delle mele.

Primo anticipo d’autunno ieri. Mi sono alzata e ho guardato fuori come sempre. Il cielo grigio, la prima pioggerellina, l’aria più fresca sulla pelle e immediata la voglia di riscaldare e profumare il mio Nido con una torta di mele.

Non sono giorni leggeri questi. Nonostante i miei diciotto anni di servizio di ruolo da docente, da più di un mese attendo la sede lavorativa per quest’anno scolastico appena cominciato. Faccio parte anch’io delle docenti ‘smarrite’ dalla ‘Buona Scuola’! Nel frattempo torno a S. Felice Circeo, mio primo amore e sede di titolarità. Bambini a Scauri mi aspettano, altri appena conosciuti a S.Felice vorrebbero rimanessi là con loro. Non posso promettere nulla, ma deluderli è dilaniante per me ed inevitabilmente accadrà per alcuni di loro.

Ci sarà una ragione cosmica anche in questa attesa straziante e nell’epilogo. Sono fatalista, non dipende da me, non posso avere il controllo di tutto quindi non mi resta che accogliere serenamente ciò che vivo e che verrà, donando il mio sorriso più luminoso. Amo i bambini, tutti, e voglio che a loro arrivi la mia gioia. In nome di queste riflessioni, ho arginato l’ansia, stemperato il nervosismo e deciso di guardare al bello attivandomi per crearlo. Conoscete una cura più efficace per l’anima oltre quella di fare un dolce?

Conosco la vostra risposta! Coccole a parte, dai …

Bene, tra una pagina e l’altra della mia agenda dei dolci, è spuntata questa ricetta. Assaggiata dalla mia amica Tiziana ma mai rifatta. Ho colto l’occasione. E’ una ricetta tedesca ed io amo la pasticceria d’Oltralpe, in modo particolare quella asburgica che mi riporta nei salotti di Vienna. E’ una torta morbida e deliziosa che profuma di burro e zucchero, di cannella e vaniglia, di limone, mele e mandorle. Di facile esecuzione si abbina perfettamente a un tè o un caffè. Lista della spesa e via, provateci anche voi!

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Ingredienti per l’impasto

250 gr. di farina debole

250 gr. di fecola di patate

250 gr. di burro morbido

250 gr. di zucchero semolato

300 gr. di uova intere e sgusciate

un pizzico di sale

1 bustina di lievito

la buccia di un limone grattugiato

il succo di un limone

50 ml. di latte

2 mele golden

100 gr. di biscotti amaretti sbriciolati grossolanamente con un matterello

1 cucchiaino di cannella

i semi di una bacca di vaniglia

stampo classico da ciambella di 25 cm.

Glassa

200 gr.di zucchero semolato

30 gr. di burro

1 mela golden

il succo di un limone

Tempo di preparazione

1 ora circa

Tempo di cottura

50/55 minuti circa

Preparazione dell’impasto

Sbucciare le mele, tagliarle a fette sottili e metterle a macerare in una zuppiera con il succo di limone e la cannella.

Nella ciotola di una planetaria lavorare con la frusta il burro a crema fino a schiarirlo. Aggiungere lo zucchero, i semi di vaniglia, il pizzico di sale e continuare a montare.

Appena il composto risulterà amalgamato, unire all’impasto un uovo alla volta avendo cura di inserire il successivo solo quando il precedente sarà ben incorporato. Continuare fino ad esaurimento. Nel frattempo, in una zuppiera setacciare le polveri tutte insieme ed inserirle nell’impasto poco per volta, azionando il motore a bassa velocità. Man mano che si lavora, versare a filo un cucchiaio di latte alla volta.  Per ultimo, unire al composto la buccia grattugiata di un limone.

Imburrare e infarinare uno stampo da ciambella del diametro di 25 cm. Versare sul fondo dello stampo metà impasto. Inserire le fettine di mele a raggiera e cospargerle di amaretti sbriciolati. Sovrapporre con il rimanente impasto senza spostare i biscotti e le mele.

Infornare a 180° per circa 50/55 minuti in base al vostro forno.

Preparazione della glassa

Tagliare le mele a fette senza rimuovere la buccia. In un pentolino antiaderente far sciogliere lo zucchero, il burro e il succo di limone. Una volta sciolto, inserire all’interno le fettine di mele e rigirarle affinché siano tutte ben immerse. Farle cuocere circa 10 minuti se si desidera lasciarle un pò croccanti. Spegnere e far raffreddare.

Decorazione e glassatura

Sfornare il dolce, trasferirlo su un piatto da portata e attendere che si intiepidisca. Disporre le mele a raggiera sulla sommità facendole ben aderire alla curvatura della superficie. Irrorare di glassa e lasciarla cadere ai lati del dolce.

Servire tiepido o a temperatura ambiente.